giovedì 6 marzo 2008
Presidio a Biella
mercoledì 5 marzo 2008
Assemblea Cobas a Biella, finalmente
Dopo i vari dinieghi, FINALMENTE un dirigente scolastico biellese ha concesso i locali per un’assemblea COBAS pomeridiana. L’appuntamento è per martedì 11 marzo alle ore 16:30 presso i locali della scuola primaria “Gromo Cridis” sita in via Marucca 2 – Biella; esattamente di fronte all’Itis “Q. Sella”.
Nell’Assemblea discuteremo e ci confronteremo con Voi su:
- Le importanti novità introdotte dal nuovo contratto (firmato e già scaduto)
- Finanziaria 2008 e i relativi tagli alla scuola
- IMPORTANTE – Contrattazione di Istituto interna e tutte le novità ad essa connessa.
- Recupero (illegittimo) dei 10 minuti
- O.M. 92 (corsi di recupero e tentativo di decurtarci le ferie estive)
Siete invitati tutti a partecipare.
sabato 1 marzo 2008
Presidio COBAS a Biella per chiedere la libertà di parola!
BASTA CON
2° COBAS DAY PER I DIRITTI
Il degrado della politica partitica e gli schieramenti che simulano battaglie ma poi colludono
nella gestione del potere fanno identificare il ceto istituzionale con una casta arrogante e
indifferente ai bisogni dei cittadini/e. Ma c’è una altra casta che, a differenza di quella
politica, neanche si sottopone a votazioni nazionali per dimostrare almeno una
rappresentatività formale: ed è quella potentissima e intoccabile di Cgil, Cisl, Uil che
da decenni monopolizza i diritti sindacali.
Da anni ci battiamo perché questo intollerabile regime termini. Le nostre iniziative di lotta
e di protesta, che si svolgono periodicamente nei luoghi di lavoro e davanti alle sedi del
governo, dei principali partiti e di organi di informazione, mirano a restituire ai
lavoratori/trici quei diritti sindacali e democratici che sono stati annullati dalla oligarchia
dei sindacati concertativi. La rivendicazione fondamentale è la restituzione del diritto di
assemblea in orario di servizio per tutti i sindacati e gruppi di lavoratori/trici. In
generale, per una vera democrazia sindacale dovrebbero essere rispettati almeno i
seguenti criteri:
1) la rappresentanza nazionale di categoria va stabilità mediante elezioni su liste nazionali,
che consentano ad ognuno di votare per il sindacato che preferisce; 2) non raggiungere la
rappresentatività in un’elezione non deve impedire di riprovarci alla successiva,
conservando i diritti di assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro; 3) nelle elezioni delle
RSU non ci devono essere quote garantite a nessuno, come invece avviene ora nel lavoro
privato (33% assegnato ai confederali a priori); 4) alle elezioni a qualsiasi livello devono
potere partecipare anche i precari in servizio; 5) i dipendenti nei luoghi di lavoro privato e i
pensionati devono potersi iscrivere, mediante trattenuta in busta-paga, a qualsiasi
sindacato; 6) ogni accordo, a carattere locale o nazionale, va sottoposto a referendum
vincolante tra i lavoratori.
Questo insieme di elementari regole richiederebbe una Legge sulla rappresentanza
sindacale davvero democratica: ed essa resta per noi obiettivo fondamentale.
Ma, in tempi rapidi, almeno il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro in orario di
servizio va garantito a tutti/e.
PRESIDIO
Mercoledì 5 Marzo 2008 alle ore 15,30
Prefettura di Biella, via della Repubblica 26.
venerdì 15 febbraio 2008
Chiediamo il ritiro dell' O.M. 92, dunque scioperiamo.
29 Febbraio Sciopero della scuola media
superiore per il ritiro dell'OM.92
RITIRO IMMEDIATO DELL'OM.92
L' OM 92 impone i recuperi-farsa, le mancette salariali per rendere gli insegnanti complici della scuola-burletta, l'aggravio di lavoro gratuito per gli ATA; lede diritti come le ferie, vìola la legislazione vigente e mette a rischio la formazione degli Organici in tempi utili per l'inizio delle lezioni, danneggiando il diritto allo studio.
La scuola-azienda di Berlinguer-Moratti-Fioroni e la sedicente
"autonomia" hanno distrutto l'istruzione pubblica, demolendone la serietà e l'impianto nazionale unitario, ridicolizzando la didattica, umiliando i docenti e gli Ata e immiserendoli con stipendi da fame, producendo ignoranza ed analfabetismo di ritorno.
Solo con la lotta possiamo salvare l'istruzione di tutti/e e per tutti/e.
29 FEBBRAIO E 18 MARZO
SCIOPERO DELLA PRIMA ORA DI LEZIONE
PER I DOCENTI
E DELLA PRIMA ORA DI SERVIZIO
PER GLI ATA
DELLA SCUOLA MEDIA SUPERIORE
Per prima ora di lezione si intende quella dell'orario scolastico, non
dell'orario del singolo insegnante Sciopereremo a catena per la prima ora di lavoro ogni 15-20 giorni fino a quando l'om.92 non verrà ritirata. I successivi appuntamenti di lotta, se necessari, verranno tempestivamente comunicati.
giovedì 14 febbraio 2008
Corso di Formazione a Biella - Il Furto del TFR e il sistema pensionistico italiano
Corso di Formazione “La trasformazione del sistema previdenziale in Italia: dalla pensione pubblica ai fondi pensione”
7 Marzo 2008 ITC “E. BONA” via Gramsci 22 - Biella
(scarica programma) (scarica modulo d'iscrizione)
ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE, DOCENTE E ATA
con diritto alla sostituzione ai sensi dei commi 4-5 -7 art. 62 CCNL2002/2005
Attestato e materiale informativo ai partecipanti.
L’ iscrizione si effettua inviando una e-mail a: cespto@katamail.com
o fax al n. 011 334345
(14-02-2008)
martedì 12 febbraio 2008
ITIS "Q. Sella" di Biella, negato il diritto di Assemblea fuori dell'orario di servizio, non era mai successo!
E la chiamano democrazia!!!
Questo è un vero REGIME
All’Itis “Q. Sella” di Biella negata a 2 RSU Cobas una assemblea sindacale fuori dall’orario di servizio
I Cobas scuola del Piemonte denunciano l’ennesimo atto di repressione della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di assemblea da parte della Flc-CGIL di Biella e del dirigente dell’ITIS “Q. Sella” di Biella.
Come molti lavoratori della scuola sapranno, ai Cobas è spesso negato il diritto di convocare assemblee in orario di servizio in quanto, i sindacati governativi fin dal 1999 hanno sequestrato questo diritto a docenti ed Ata (che avrebbero annualmente dieci ore a disposizione per riunirsi) trasformandolo in diritto esclusivo dei sindacati “rappresentativi”. Tutto ciò ha permesso, in questi ultimi anni, l’instaurazione di un vero e proprio “regime” monopolistico di Cgil-Cisl-Uil, sul modello degli ex-sindacati di Stato dell’Est europeo.
Da quando, però, a Biella è stata aperta una sede Cobas vi è stata una recrudescenza di tali indegni interventi da dittatura sindacale e
Ma all’Itis di Biella l'arbitrio è andato ben oltre: non avendoci, il dirigente, concesso l’assemblea in orario di servizio le nostre 2 RSU hanno richiesto un’aula per poter comunicare ai colleghi gli esiti dei primi incontri avuti con il CAPO d’Istituto per la firma contratto integrativo: TUTTO CIÒ FUORI DALL’ORARIO DI SERVIZIO.
Alla riunione erano stati invitati 2 rappresentanti sindacali regionali. La risposta del dirigente è stata negativa!!!
VERGOGNA!!!!!
Finora nessuno aveva osato mettere in discussione almeno il diritto di assemblea FUORI DALL’ORARIO DI LAVORO: diritto che, per inciso, non costa ASSOLUTAMENTE nulla all'Amministrazione.
Certo, alcune RSU e il DIRIGENTE non riescono a sopportare che le voci fuori dal coro contro l’ennesimo vergognoso contratto integrativo d’Istituto e contro la distruzione della scuola pubblica (in particolar modo dell’istruzione tecnico-professionale della cui commissione di “saggi” fa parte il succitato dirigente) possano parlare ed informare i lavoratori e le lavoratrici della scuola.
Invitiamo i colleghi a respingere massicciamente questo sopruso e a richiedere l'immediata restituzione ai Cobas del diritto di assemblea, visto che, oltretutto, nell’Itis sono state elette 2 RSU Cobas
Nessuno potrà più dire di non sapere o fare il Ponzio Pilato: o si sta con la democrazia per tutti/e o si è complici del sopruso e del sequestro monopolistico dei diritti democratici.
giovedì 7 febbraio 2008
(IN)GIUSTIZIA E’ FATTA!!! Per ATA e ITP ex EE.LL. il mobbing continua… Si ricorre alla Corte Europea
Neppure la finanziaria 2008 ha sanato quella palese ingiustizia, oltre che gravissima violazionedei diritti, che da oltre otto anni stanno subendo gli ATA e gli ITP, transitati dagli Enti Locali allo Stato.
Tutto iniziò quando la Legge n° 124/1999 dispose pe r loro, senza possibilità di opzione, il passaggio nei ruoli statali, affinché potesse concretamente realizzarsi l’autonomia scolastica con tutto il personale alle dirette dipendenze del Dirigente Scolastico. Visto il procedimento di mobilità forzata, la Legge statuì il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità pregressa secondo i principi generali del nostro ordinamento.
Nel luglio del 2000, un accordo sindacale, previsto dalla fonte normativa solo in relazione alle procedure di passaggio affinché il personale non subisse alcuna forma di penalizzazione, stravolse la “ratio” in essa contenuta: 1) non venne mantenuto il diritto all’anzianità, sancito dal legislatore;
2) vennero abolite o ridotte le voci del salario accessorio;
3) non venne imposto agli EE.LL. alcun obbligo di applicazione dei contratti decentrati al personale transitato, penalizzandoli fortemente.
Sulla base dell’indegno accordo sindacale (firmato CGIL, CISL, UIL e SNALS) gli A.T.A. ed I.T.P. transitati, a parità di condizioni, si sono trovati a percepire uno stipendio più basso dei colleghi già statali con cui lavorano gomito a gomito, meno di quelli rimasti negli EE.LL., meno di prima. L’accordo-truffa è stato siglato nel periodo di massima “concertazione” con l’allora governo di centro-sinistra ed ha portato ad un consistente risparmio di spesa per lo Stato e ad una perdita del trattamento retributivo complessivamente considerato per i lavoratori.
L’Amministrazione ed i Sindacati?!? si sono sempre giustificati sostenendo che il passaggio sarebbe dovuto avvenire “a costo zero” e che non c’erano i soldi per il riconoscimento dell’anzianità, ma a tutt’oggi non ci hanno ancora spiegato come mai non sono state trasferite tutte le risorse relative alle voci accessorie (ben più consistenti negli EE.LL.), come prescriveva la legge, che sarebbero state più che sufficienti al riconoscimento dell’anzianità. Sono state utilizzate contestualmente per finanziare il rinnovo del Contratto EE.LL.,.. veramente a costo zero!?
La stragrande maggioranza dei Tribunali italiani di 1° e 2° grado, e nel 2005 la Corte di Cassazione, ribadirono che il testo della Legge era chiarissimo e il diritto dei lavoratori non poteva essere stravolto da alcun accordo sindacale. Il Governo Berlusconi, allora, per ribaltare gli esiti di migliaia di ricorsi ancora pendenti, nella Finanziaria per il 2006, inserì un emendamento, con valore retroattivo al 2000, che “interpretava” la Legge n° 124/99 cambiandone il significato e cioè facendo diventare legge il contenuto dell’accordo sindacale invalidato dai giudici e determinando, di fatto, un’ulteriore disparità fra coloro che avevano già avuto una sentenza definitiva della Cassazione o comunque passata in giudicato perché non appellata, per distrazione, dal Ministero.
I senatori del centro-sinistra, indignati!!!, fecero approvare un ordine del giorno che impegnava il Governo di centro-destra a ripristinare i diritti dei lavoratori. Peccato che a pochi mesi di distanza si sono trovati loro stessi al Governo e in due anni non hanno fatto nulla, dimentichi della precedente indignazione. Nell’ultima finanziaria, per sopire le proteste dei lavoratori, è stato inserito un emendamento per “rivedere la situazione” nel prossimo rinnovo contrattuale. La presa in giro dunque continua: lo spregevole emendamento berlusconiano è sempre lì, pronto a produrre i suoi frutti nelle aule dei tribunali, e la revisione della situazione non sarà sicuramente il riconoscimento dell’anzianità, ma qualche altra truffa, altrimenti sarebbe stato più semplice abrogarlo e lasciare che la giustizia facesse il suo corso.
Continua anche la farsa da parte dei nostri?!? Rappresentanti sindacali che, dopo aver firmato l’accordo-truffa (ed organizzato i picchetti davanti al Ministero per il suo recepimento), hanno sostenuto (mai al tavolo delle trattative) che si trattava solo di un “primo inquadramento” e che presto ci sarebbe stato il riconoscimento integrale dell’anzianità. Peccato che nei quattro successivi rinnovi contrattuali il problema sia stato completamente ignorato (neppure una nota di protesta in calce ai contratti: il mobbing perpetrato dai vari governi nei confronti di oltre 70.000 lavoratori non era degno di rilievo!).
Come mai in presenza di questa palese violazione di diritti in otto anni i lavoratori non sono mai stati chiamati allo sciopero? Come mai quel bel teatrino davanti alla Camera dei Deputati, a cui hanno partecipato lavoratori disperati e in buona fede affinché fosse abrogato l’odioso emendamento, è stato organizzato solo a finanziaria definita? Ci viene in mente la storia dei due compari che di giorno litigavano e la notte andavano a festeggiare insieme.
Non abbiamo parole per la pronuncia della Corte Costituzionale che, interpellata da decine di giudici sulla conformità dell’emendamento berlusconiano, nella forma e nel merito, ai principi del nostro diritto, nel luglio del 2007, ha trovato tutto regolare e sottolineato che il compito della Magistratura è quello di applicare le leggi e non di giudicarle. Questa sentenza ha completamente capovolto la situazione dal punto di vista giudiziario e rende difficile la prosecuzione dei ricorsi. La Corte di Cassazione negli ultimi mesi del 2007 ha ripreso ad esaminare la situazione dei lavoratori, ed ha depositato proprio in questi giorni la prima sentenza.
La predetta pronuncia della Corte Costituzionale ha pesato come un macigno sulla decisione dei giudici della Cassazione che si sono inchinati al volere del legislatore e dei politici. Dalla lettura delle motivazioni traspaiono i dubbi sulla ragionevolezza della retroattività della norma e sulla rottura del principio dell’uniformità di trattamento del personale trasferito.
Una cosa sola appare chiara e viene ribadita in più punti: la responsabilità delle Organizzazioni sindacali “rappresentative” che con la firma dell’accordo del luglio 2000 hanno determinato questa assurda situazione di discriminazione.
Infatti viene ribadito che:
1) il Decreto Interministeriale 5/04/2001 è conforme ai contenuti dell’accordo ARAN/OO.SS.;
2) l’interpretazione poi adottata dal legislatore corrisponde alla concorde opinione delle parti collettive;
3) l’indubbia interpretazione restrittiva volta al risparmio di spesa è condivisa dal già rimarcato atteggiamento delle parti collettive. La recente pronuncia diverge esplicitamente anche con le valutazioni precedentemente espresse (in 5 sentenze della Cassazione) sia riguardo alla chiarezza della legge di transito che alla riconduzione della fattispecie alla disciplina generale, in tema di passaggi di personale nella Pubblica Amministrazione.
Le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione sull’emendamento berlusconiano, mai abrogato dal nuovo Governo (e addirittura difeso durante il giudizio alla Corte Costituzionale) del cosiddetto centro-sinistra, appaiono più politiche che giuridiche, vere sentenze ragionieristiche volte ad ottenere esclusivamente un risparmio di spesa sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.
E’ indispensabile una determinata presa di coscienza da parte di chi ha subìto questa assurda ingiustizia: soltanto l’impegno in prima persona e la partecipazione attiva e collettiva possono portare ad un esito positivo della vicenda. Quello della risoluzione contrattuale nel prossimo biennio economico è solo un miraggio per tenere sotto controllo una situazione ormai esplosiva: intanto per decine di migliaia di lavoratori/trici si realizzerà la prescrizione dei diritti, e tante/i altre/i andranno in pensione o… passeranno a miglior vita.
Come COBAS, per primi, abbiamo avviato i ricorsi, abbiamo lottato e scioperato e continueremo a mobilitare i lavoratori portando, se sarà possibile, questa vergognosa vicenda davanti alla Corte di Giustizia Europea.
venerdì 1 febbraio 2008
Illegittima l'O.M. 92/2007 sul recupero debiti nella scuola superiore
Riportiamo il parere legale dell’avvocato Francesco Orecchioni della sede Cobas scuola di Padova. Recentemente anche alcune riviste della scuola (Tecnica della scuola) hanno sollevato il problema della legittimita’ degli scrutini a luglio ed agosto: il rischio e’ che le scuole vengano sommerse da ricorsi degli alunni respinti. Sul sito cobas scuola di Padova sono riportate anche diverse mozioni approvate dalle scuole e altro materiale sull’ordinanza: http://www.cesp-
Ecco il parere legale:
Spiace constatare che le organizzazioni sindacali, in altri momenti molto attente a contestare la legittimita' dei provvedimenti governativi, si siano lasciate sfuggire una evidente violazione di legge che emerge dalla lettura dell’art.8 dell’ordinanza in esame, nella parte in cui prevede che le operazioni di integrazione dello scrutinio finale salvo casi eccezionali da documentare debitamente- debbano concludersi entro il 31 agosto ( fine dell’anno scolastico).
L’art.74, 2 comma del D. Lgs n.297/1994 (Testo Unico della scuola), dispone infatti che LE ATTIVITA’ DIDATTICHE, COMPRENSIVE ANCHE DEGLI SCRUTINI ED ESAMI, SI SVOLGONO NEL PERIODO COMPRESO TRA IL PRIMO SETTEMBRE E IL 30 GIUGNO, con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di maturita'
L’ordinanza in esame è dunque illegittima per violazione di legge in quanto prevede lo svolgimento di attivita' in un periodo in cui tali attivita' non possono essere svolte per espressa disposizione legislativa. Fino ad una modifica della legge, pertanto, dette attività potranno essere svolte o entro il 30 giugno oppure a settembre, sotto pena di una valanga di ricorsi di alunni bocciati a causa dello svolgimento delle attivita' (corsi, verifiche, scrutini) in periodi in cui tali attivita' sono precluse.
Essendo i docenti degli istituti superiori impegnati anche come commissari d’esame tra giugno e luglio ed essendo dunque evidente che in tale periodo le attivita' previste dall’ordinanza non si possono tenere, lo slittamento delle verifiche a settembre risulta inevitabile.
Avvocato Francesco Orecchioni
venerdì 18 gennaio 2008
ELOGIO DEL TFR FLOP DEI FONDI “PENSIONE”
Il 2007 è stato l’anno dell’attacco alla previdenza pubblica e al salario differito.
Il protocollo firmato da governo-Confindustria-Cgil-Cisl-Uil il 23/7/2007,convertito in legge prima di Natale, ha aumentato l’età pensionabile e diminuito l’entità delle pensioni future.
Intanto la riforma del TFR, cioè il tentativo di rendere obbligatorio (con il silenzio/assenso) l’adesione ai fondi pensione, già varata dal governo Berlusconi, con il pieno accordo di Cgil-Cisl-Uil, era stata condivisa dal governo Prodi, che l’aveva addirittura peggiorata, avallando, con un consenso partitico/sindacale plebiscitario, l’irrevocabilità del passaggio dal TFR ai Fondi e anticipandone l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2008 all’1/1/2007.
Dal gennaio al giugno 2007, utilizzando 17 milioni di euro di denaro pubblico, il governo ha promosso una campagna pubblicitaria favorevole ai fondi pensione che si è avvalsa di 7.000 spot televisivi, 30.000 spot radiofonici, 14 milioni di depliants; a questi va aggiunta la sponsorizzazione da parte di banche, agenzie finanziarie, aziende, assicurazioni e l’opera di propaganda che sui posti di lavoro hanno svolto i piazzisti di fondi di Cgil-Cisl-Uil-Ugl.
L’obiettivo dichiarato dal governo era quello di raggiungere il 40% dei lavoratori iscritti ai fondi entro il 30 giugno 2007, poi spostato al 31 dicembre 2007.
Oggi, secondo i dati ufficiali del 2007, ai fondi chiusi o negoziali (gestiti da aziende e sindacati di categoria) risulta iscritto il 23% dei lavoratori privati (compresi gli iscritti negli anni precedenti al 2007), se a questi sommiamo gli iscritti ai fondi aperti (gestiti da banche e finanziarie) e ai Pip (piani pensionistici individuali gestiti dalle assicurazioni) arriviamo al massimo al 32%, ben lontano dall’obiettivo del governo.
I lavoratori e le lavoratrici sono stati molto più saggi di governanti, padroni e sindacalisti.
Infatti i rendimenti medi dei fondi pensione negoziali (quelli più “sicuri”) sono stati nel 2007 del 2,2% (da cui vanno comunque detratti i costi di gestione), molto peggio sono andati i fondi aperti e i Pip, mentre il TFR si è apprezzato del 3% al netto dalle imposte.
Tra l’altro la tempesta abbattutasi dall’estate sui mercati finanziari, prodotta dalla crisi dei mutui subprime USA, comincia solo ora a far sentire i suoi effetti sui fondi italiani. Ma, nonostante la crisi fosse stata prevista da tanti economisti, il governo Prodi ha anticipato al gennaio 2007 il lancio dei fondi pensione, perché, se la nuova legge fosse partita dal 2008, chi mai avrebbe scelto di aderire alla roulette finanziaria dei fondi?
Ora il governo, con la complicità di Cgil-Cisl-Uil, invece di rimediare alle difficoltà in cui ha messo i lavoratori iscritti ai fondi, ha già preparato la bozza di un decreto del ministro dell’economia che consente ai fondi pensione di investire in hedge fund (cioè fondi speculativi) e in fondi di private equity (specializzati nel comprare aziende disastrate, ristrutturarle a modo loro, rimetterle sul mercato), tutti fondi a capitale ad altissimo rischio.
Tutto ciò è intollerabile.
Diciamo no ai fondi “pensione” e alla speculazione finanziaria, difendiamo il TFR (TFS per i dipendenti pubblici), a garanzia del nostro futuro.
I lavoratori iscritti ai Fondi devono imporre ai sindacalisti, che li hanno raggirati con vuote promesse, il diritto di revoca per uscire dalla gabbia/ergastolo dei Fondi pensione.