venerdì 28 marzo 2008

2 Aprile 2008: in 25 piazze italiane terzo Cobas day per la democrazia



L’art. 39 della Costituzione garantisce la libertà sindacale, ma tale principio è rispettato se per svolgere l’ordinaria attività sindacale e anche in occasione delle elezioni per le RSU solo i sindacati “rappresentativi” o firmatari di contratto possono indire assemblee in orario di lavoro? Vi è par condicio se alcuni hanno diritto di parola e altri no? Ciò significa che i lavoratori non hanno un’ effettiva libertà di scelta sull’uso delle 10 ore di assemblea che costituisce un loro diritto individuale. Non solo, ma neanche un gruppo di lavoratori può , mediante raccolta di firme, indire autonomamente un’assemblea!

E’ democratico un sistema che prevede che i sindacati confederali abbiano diritto al 33% delle RSU nel settore privato, con il restante 67% in palio tra tutti, con una sorta di inversione del meccanismo delle quote: non per tutelare i più deboli, ma per discriminarli? In ogni caso, i sindacati confederali hanno comunque accesso alla trattativa decentrata, anche nel settore pubblico, anche se non hanno iscritti o RSU. Anche l’accesso alla trattativa nazionale è riservata ai sindacati rappresentativi e/o firmatari di contratto, secondo il principio per cui chi dissente non ha diritto di parola! Ancora: nel settore privato l’iscrizione, tramite trattenuta in busta paga, è garantita solo ai sindacati confederali. Infine, la rappresentatività nazionale viene calcolata non

con un voto su liste nazionali, ma solo con le votazioni in ogni singola impresa,

ufficio pubblico o scuola, per cui se, per es., in una scuola non si trovano persone disponibili a impegnarsi gratuitamente nelle Rsu, un lavoratore non può votare per il proprio sindacato. E’ come se le elezioni parlamentari avvenissero sulla base dei voti ottenuti per le circoscrizioni comunali!

E’ evidente che con queste regole nessun sindacato di base riuscirà mai a raggiungere le soglie di rappresentatività. Si tratta, al contrario, di un meccanismo che garantisce il perpetuarsi del potere di una vera e propria casta sindacale. Se anche una sola di queste regole fosse applicata alle elezioni politiche si griderebbe alla violazione della democrazia, non solo sul piano sostanziale, ma anche sul piano formale!

I Cobas subiscono questa discriminazione da quasi un decennio e da sempre si battono perché termini anche con lunghi scioperi della fame. Le nostre iniziative di lotta e di protesta, che si svolgono periodicamente nei luoghi di lavoro e davanti alle sedi del governo, dei principali partiti e di organi di informazione, mirano a restituire ai lavoratori/trici quei diritti sindacali e democratici che sono riservati all’ oligarchia dei sindacati concertativi. La rivendicazione fondamentale è la restituzione del diritto di assemblea in orario di servizio per tutti i sindacati e gruppi di lavoratori/trici. In generale, per una vera democrazia sindacale dovrebbero essere rispettati almeno i

seguenti criteri:

1) la rappresentanza nazionale di categoria va stabilità mediante elezioni su liste nazionali, che consentano ad ognuno di votare per il sindacato che preferisce;

2) non raggiungere la rappresentatività in un’elezione non deve impedire di riprovarci alla successiva, conservando i diritti di assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro; 3) nelle elezioni delle RSU non ci devono essere quote garantite a nessuno;

4) alle elezioni a qualsiasi livello devono potere partecipare anche i precari in servizio; 5) i dipendenti nei luoghi di lavoro privato e i pensionati devono potersi iscrivere, mediante trattenuta in bustapaga, a qualsiasi sindacato;

6) ogni accordo, a carattere locale o nazionale, va sottoposto a referendum vincolante tra i lavoratori.

Questo insieme di elementari regole richiederebbe una Legge sulla rappresentanza sindacale davvero democratica: ed essa resta per noi obiettivo fondamentale. Ma, in tempi rapidi, almeno il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro in orario di servizio va garantito a tutti/e.

A Torino mercoledì 2 aprile 2008 alle ore 17,00

sit in dei Cobas in via Palazzo di città 26/B

davanti alla sede del Partito Democratico.


lunedì 24 marzo 2008

sabato 8 marzo 2008

Il pasticcio dell'O.M. 92, adesso protestano anche le famiglie.

Il posticipo dell’apertura dell’anno scolastico non

risolve i problemi creati dall’OM 92.

Vogliono far credere ai docenti, alle famiglie, agli stessi allievi che posticipando di 5 giorni

l’apertura dell’anno scolastico non c’è più motivo di osteggiare l’O.M. 92: di fatto, almeno in

Piemonte, l’unica novità sarà quella di dare la possibilità alle scuole di organizzare gli “esami di riparazione” (si abbia, almeno, il coraggio di chiamarli con il loro vero nome) all’inizio di Settembre (posizione, peraltro, da verificare perchè in contrasto con il comma 1 dell’art. 8 dello stesso OM)

Queste le nostre valutazioni:

Normalmente la formazione delle classi viene fatta in luglio; ora sarà possibile solo al termine delle verifiche finali e delle integrazioni dello scrutinio finale con buona pace di un “ordinato avvio dell’anno scolastico”. Ci sarà, perciò, un ritardo nelle nomine dei supplenti (che, ricordiamo, rappresentano ancora il 30% della categoria) vanificando tutto lo “sforzo” fatto per il "recupero" degli alunni con la perdita di molte ore di lezione di matematica, italiano ecc..

meno che si dica chiaramente che l’organico verrà definito a Luglio a prescindere dai risultati degli scrutini di Settembre.

Bisognerà stabilire, inoltre, che le attività didattiche terminino alla fine degli scrutini di riparazione e, quindi, tutti i contratti a tempo determinato su posti disponibili di fatto, dovranno essere equiparati a quelli sui posti di diritto e convertiti in supplenze annuali.

C’è la volontà politica per farlo? Ci sono i finanziamenti necessari? Altrimenti ritardare solo di 5 giorni l’inizio dell’anno scolastico è un bluff, è il classico specchietto per le allodole.

Se si vuole davvero aiutare gli alunni a comprendere meglio le discipline insegnate, non ci

stancheremo mai di ripeterlo, si dovrà sensibilmente diminuire il numero di alunni per classe! Solo così sarà possibile la famigerata individualizzazione dell’azione educativa, impossibile in classi di trenta allievi ammassati in piccole aule.

I corsi di recupero dovrebbero essere permanenti in ogni scuola. L’OM, invece, impone recuperifarsa di pochissime ore che ridicolizzano la scuola e umiliano i docenti, i quali, in cambio di mancette salariali, dovrebbero divenire complici di una scuola-burletta che finge in poche ore di "recuperare" quello che lo studente non ha fatto in un anno o più.

Per anni ci è stato raccontato che non c’erano soldi per gli aumenti; come mai improvvisamente si trovano milioni e milioni di euro per costosissimi corsi di recupero? Non sarebbe forse più giusto finanziare un dignitoso aumento dello stipendio per tutti a patto che si abbia la volontà reale di investire sulla qualità e sulla dignità del nostro lavoro, anziché sprecare denaro pubblico in operazioni di maquillage? Non gettiamo altro fumo negli occhi dei cittadini!

Ancora una volta il mondo della scuola è stato del tutto escluso dai processi decisionali, che sono stati determinati più da tempi ed esigenze di tipo mediatico-politico che dai reali bisogni della scuola pubblica.

L’azione di lotta per il ritiro dell’OM 92 continua, il posticipo dell’inizio dell’anno scolastico non

risolve le incongruenze didattiche e organizzative poste dall’OM stessa.

MARTEDÌ 18 MARZO

SCIOPERO DELLA PRIMA ORA DI LEZIONE PER I DOCENTI

E DELLA PRIMA ORA DI SERVIZIO PER GLI ATA

DELLA SCUOLA MEDIA SUPERIORE

giovedì 6 marzo 2008

Presidio a Biella

A Biella sono vietate le Assemblee ai COBAS della scuola, forse perché si preferisce mettere a tacere una voce fuori dal coro e dunque non allineata. Abbiamo denunciato quì ciò che è accaduto nell’ITIS cittadino. Ieri dopo un presidio davanti alla prefettura, siamo stati ricevuti dal prefetto, dottoressa Narcisa Livia Brassesco, alla quale abbiamo denunciato la censura che i lavoratori sono costretti a subire.

mercoledì 5 marzo 2008

Assemblea Cobas a Biella, finalmente

Dopo i vari dinieghi, FINALMENTE un dirigente scolastico biellese ha concesso i locali per un’assemblea COBAS pomeridiana. L’appuntamento è per martedì 11 marzo alle ore 16:30 presso i locali della scuola primaria “Gromo Cridis” sita in via Marucca 2 – Biella; esattamente di fronte all’Itis “Q. Sella”.

Nell’Assemblea discuteremo e ci confronteremo con Voi su:

  • Le importanti novità introdotte dal nuovo contratto (firmato e già scaduto)

  • Finanziaria 2008 e i relativi tagli alla scuola

  • IMPORTANTE – Contrattazione di Istituto interna e tutte le novità ad essa connessa.

  • Recupero (illegittimo) dei 10 minuti

  • O.M. 92 (corsi di recupero e tentativo di decurtarci le ferie estive)

Siete invitati tutti a partecipare.

sabato 1 marzo 2008

Presidio COBAS a Biella per chiedere la libertà di parola!


BASTA CON LA CASTA

2° COBAS DAY PER I DIRITTI

Il degrado della politica partitica e gli schieramenti che simulano battaglie ma poi colludono

nella gestione del potere fanno identificare il ceto istituzionale con una casta arrogante e

indifferente ai bisogni dei cittadini/e. Ma c’è una altra casta che, a differenza di quella

politica, neanche si sottopone a votazioni nazionali per dimostrare almeno una

rappresentatività formale: ed è quella potentissima e intoccabile di Cgil, Cisl, Uil che

da decenni monopolizza i diritti sindacali.

Da anni ci battiamo perché questo intollerabile regime termini. Le nostre iniziative di lotta

e di protesta, che si svolgono periodicamente nei luoghi di lavoro e davanti alle sedi del

governo, dei principali partiti e di organi di informazione, mirano a restituire ai

lavoratori/trici quei diritti sindacali e democratici che sono stati annullati dalla oligarchia

dei sindacati concertativi. La rivendicazione fondamentale è la restituzione del diritto di

assemblea in orario di servizio per tutti i sindacati e gruppi di lavoratori/trici. In

generale, per una vera democrazia sindacale dovrebbero essere rispettati almeno i

seguenti criteri:

1) la rappresentanza nazionale di categoria va stabilità mediante elezioni su liste nazionali,

che consentano ad ognuno di votare per il sindacato che preferisce; 2) non raggiungere la

rappresentatività in un’elezione non deve impedire di riprovarci alla successiva,

conservando i diritti di assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro; 3) nelle elezioni delle

RSU non ci devono essere quote garantite a nessuno, come invece avviene ora nel lavoro

privato (33% assegnato ai confederali a priori); 4) alle elezioni a qualsiasi livello devono

potere partecipare anche i precari in servizio; 5) i dipendenti nei luoghi di lavoro privato e i

pensionati devono potersi iscrivere, mediante trattenuta in busta-paga, a qualsiasi

sindacato; 6) ogni accordo, a carattere locale o nazionale, va sottoposto a referendum

vincolante tra i lavoratori.

Questo insieme di elementari regole richiederebbe una Legge sulla rappresentanza

sindacale davvero democratica: ed essa resta per noi obiettivo fondamentale.

Ma, in tempi rapidi, almeno il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro in orario di

servizio va garantito a tutti/e.

PRESIDIO

Mercoledì 5 Marzo 2008 alle ore 15,30

Prefettura di Biella, via della Repubblica 26.

venerdì 15 febbraio 2008

Chiediamo il ritiro dell' O.M. 92, dunque scioperiamo.


29 Febbraio Sciopero della scuola media

superiore per il ritiro dell'OM.92

RITIRO IMMEDIATO DELL'OM.92

L' OM 92 impone i recuperi-farsa, le mancette salariali per rendere gli insegnanti complici della scuola-burletta, l'aggravio di lavoro gratuito per gli ATA; lede diritti come le ferie, vìola la legislazione vigente e mette a rischio la formazione degli Organici in tempi utili per l'inizio delle lezioni, danneggiando il diritto allo studio.

La scuola-azienda di Berlinguer-Moratti-Fioroni e la sedicente

"autonomia" hanno distrutto l'istruzione pubblica, demolendone la serietà e l'impianto nazionale unitario, ridicolizzando la didattica, umiliando i docenti e gli Ata e immiserendoli con stipendi da fame, producendo ignoranza ed analfabetismo di ritorno.

Solo con la lotta possiamo salvare l'istruzione di tutti/e e per tutti/e.

29 FEBBRAIO E 18 MARZO

SCIOPERO DELLA PRIMA ORA DI LEZIONE

PER I DOCENTI

E DELLA PRIMA ORA DI SERVIZIO

PER GLI ATA

DELLA SCUOLA MEDIA SUPERIORE

Per prima ora di lezione si intende quella dell'orario scolastico, non

dell'orario del singolo insegnante Sciopereremo a catena per la prima ora di lavoro ogni 15-20 giorni fino a quando l'om.92 non verrà ritirata. I successivi appuntamenti di lotta, se necessari, verranno tempestivamente comunicati.

giovedì 14 febbraio 2008

Corso di Formazione a Biella - Il Furto del TFR e il sistema pensionistico italiano

Corso di Formazione “La trasformazione del sistema previdenziale in Italia: dalla pensione pubblica ai fondi pensione”

7 Marzo 2008 ITC “E. BONA” via Gramsci 22 - Biella

(scarica programma) (scarica modulo d'iscrizione)

ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE, DOCENTE E ATA

con diritto alla sostituzione ai sensi dei commi 4-5 -7 art. 62 CCNL2002/2005

Attestato e materiale informativo ai partecipanti.

L’ iscrizione si effettua inviando una e-mail a: cespto@katamail.com

o fax al n. 011 334345 (14-02-2008)

martedì 12 febbraio 2008

ITIS "Q. Sella" di Biella, negato il diritto di Assemblea fuori dell'orario di servizio, non era mai successo!

E la chiamano democrazia!!!

Questo è un vero REGIME

All’Itis “Q. Sella” di Biella negata a 2 RSU Cobas una assemblea sindacale fuori dall’orario di servizio

I Cobas scuola del Piemonte denunciano l’ennesimo atto di repressione della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di assemblea da parte della Flc-CGIL di Biella e del dirigente dell’ITIS “Q. Sella” di Biella.

Come molti lavoratori della scuola sapranno, ai Cobas è spesso negato il diritto di convocare assemblee in orario di servizio in quanto, i sindacati governativi fin dal 1999 hanno sequestrato questo diritto a docenti ed Ata (che avrebbero annualmente dieci ore a disposizione per riunirsi) trasformandolo in diritto esclusivo dei sindacati “rappresentativi”. Tutto ciò ha permesso, in questi ultimi anni, l’instaurazione di un vero e proprio “regime” monopolistico di Cgil-Cisl-Uil, sul modello degli ex-sindacati di Stato dell’Est europeo.

Da quando, però, a Biella è stata aperta una sede Cobas vi è stata una recrudescenza di tali indegni interventi da dittatura sindacale e la CGIL si è distinta per il “particolare” accanimento.

Ma all’Itis di Biella l'arbitrio è andato ben oltre: non avendoci, il dirigente, concesso l’assemblea in orario di servizio le nostre 2 RSU hanno richiesto un’aula per poter comunicare ai colleghi gli esiti dei primi incontri avuti con il CAPO d’Istituto per la firma contratto integrativo: TUTTO CIÒ FUORI DALL’ORARIO DI SERVIZIO.

Alla riunione erano stati invitati 2 rappresentanti sindacali regionali. La risposta del dirigente è stata negativa!!!

VERGOGNA!!!!!

Finora nessuno aveva osato mettere in discussione almeno il diritto di assemblea FUORI DALL’ORARIO DI LAVORO: diritto che, per inciso, non costa ASSOLUTAMENTE nulla all'Amministrazione.

Certo, alcune RSU e il DIRIGENTE non riescono a sopportare che le voci fuori dal coro contro l’ennesimo vergognoso contratto integrativo d’Istituto e contro la distruzione della scuola pubblica (in particolar modo dell’istruzione tecnico-professionale della cui commissione di “saggi” fa parte il succitato dirigente) possano parlare ed informare i lavoratori e le lavoratrici della scuola.

Invitiamo i colleghi a respingere massicciamente questo sopruso e a richiedere l'immediata restituzione ai Cobas del diritto di assemblea, visto che, oltretutto, nell’Itis sono state elette 2 RSU Cobas

Nessuno potrà più dire di non sapere o fare il Ponzio Pilato: o si sta con la democrazia per tutti/e o si è complici del sopruso e del sequestro monopolistico dei diritti democratici.

giovedì 7 febbraio 2008

(IN)GIUSTIZIA E’ FATTA!!! Per ATA e ITP ex EE.LL. il mobbing continua… Si ricorre alla Corte Europea

Neppure la finanziaria 2008 ha sanato quella palese ingiustizia, oltre che gravissima violazionedei diritti, che da oltre otto anni stanno subendo gli ATA e gli ITP, transitati dagli Enti Locali allo Stato.

Tutto iniziò quando la Legge n° 124/1999 dispose pe r loro, senza possibilità di opzione, il passaggio nei ruoli statali, affinché potesse concretamente realizzarsi l’autonomia scolastica con tutto il personale alle dirette dipendenze del Dirigente Scolastico. Visto il procedimento di mobilità forzata, la Legge statuì il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità pregressa secondo i principi generali del nostro ordinamento.

Nel luglio del 2000, un accordo sindacale, previsto dalla fonte normativa solo in relazione alle procedure di passaggio affinché il personale non subisse alcuna forma di penalizzazione, stravolse la “ratio” in essa contenuta: 1) non venne mantenuto il diritto all’anzianità, sancito dal legislatore;

2) vennero abolite o ridotte le voci del salario accessorio;

3) non venne imposto agli EE.LL. alcun obbligo di applicazione dei contratti decentrati al personale transitato, penalizzandoli fortemente.

Sulla base dell’indegno accordo sindacale (firmato CGIL, CISL, UIL e SNALS) gli A.T.A. ed I.T.P. transitati, a parità di condizioni, si sono trovati a percepire uno stipendio più basso dei colleghi già statali con cui lavorano gomito a gomito, meno di quelli rimasti negli EE.LL., meno di prima. L’accordo-truffa è stato siglato nel periodo di massima “concertazione” con l’allora governo di centro-sinistra ed ha portato ad un consistente risparmio di spesa per lo Stato e ad una perdita del trattamento retributivo complessivamente considerato per i lavoratori.More...

L’Amministrazione ed i Sindacati?!? si sono sempre giustificati sostenendo che il passaggio sarebbe dovuto avvenire “a costo zero” e che non c’erano i soldi per il riconoscimento dell’anzianità, ma a tutt’oggi non ci hanno ancora spiegato come mai non sono state trasferite tutte le risorse relative alle voci accessorie (ben più consistenti negli EE.LL.), come prescriveva la legge, che sarebbero state più che sufficienti al riconoscimento dell’anzianità. Sono state utilizzate contestualmente per finanziare il rinnovo del Contratto EE.LL.,.. veramente a costo zero!?

La stragrande maggioranza dei Tribunali italiani di 1° e 2° grado, e nel 2005 la Corte di Cassazione, ribadirono che il testo della Legge era chiarissimo e il diritto dei lavoratori non poteva essere stravolto da alcun accordo sindacale. Il Governo Berlusconi, allora, per ribaltare gli esiti di migliaia di ricorsi ancora pendenti, nella Finanziaria per il 2006, inserì un emendamento, con valore retroattivo al 2000, che “interpretava” la Legge n° 124/99 cambiandone il significato e cioè facendo diventare legge il contenuto dell’accordo sindacale invalidato dai giudici e determinando, di fatto, un’ulteriore disparità fra coloro che avevano già avuto una sentenza definitiva della Cassazione o comunque passata in giudicato perché non appellata, per distrazione, dal Ministero.

I senatori del centro-sinistra, indignati!!!, fecero approvare un ordine del giorno che impegnava il Governo di centro-destra a ripristinare i diritti dei lavoratori. Peccato che a pochi mesi di distanza si sono trovati loro stessi al Governo e in due anni non hanno fatto nulla, dimentichi della precedente indignazione. Nell’ultima finanziaria, per sopire le proteste dei lavoratori, è stato inserito un emendamento per “rivedere la situazione” nel prossimo rinnovo contrattuale. La presa in giro dunque continua: lo spregevole emendamento berlusconiano è sempre lì, pronto a produrre i suoi frutti nelle aule dei tribunali, e la revisione della situazione non sarà sicuramente il riconoscimento dell’anzianità, ma qualche altra truffa, altrimenti sarebbe stato più semplice abrogarlo e lasciare che la giustizia facesse il suo corso.

Continua anche la farsa da parte dei nostri?!? Rappresentanti sindacali che, dopo aver firmato l’accordo-truffa (ed organizzato i picchetti davanti al Ministero per il suo recepimento), hanno sostenuto (mai al tavolo delle trattative) che si trattava solo di un “primo inquadramento” e che presto ci sarebbe stato il riconoscimento integrale dell’anzianità. Peccato che nei quattro successivi rinnovi contrattuali il problema sia stato completamente ignorato (neppure una nota di protesta in calce ai contratti: il mobbing perpetrato dai vari governi nei confronti di oltre 70.000 lavoratori non era degno di rilievo!).

Come mai in presenza di questa palese violazione di diritti in otto anni i lavoratori non sono mai stati chiamati allo sciopero? Come mai quel bel teatrino davanti alla Camera dei Deputati, a cui hanno partecipato lavoratori disperati e in buona fede affinché fosse abrogato l’odioso emendamento, è stato organizzato solo a finanziaria definita? Ci viene in mente la storia dei due compari che di giorno litigavano e la notte andavano a festeggiare insieme.

Non abbiamo parole per la pronuncia della Corte Costituzionale che, interpellata da decine di giudici sulla conformità dell’emendamento berlusconiano, nella forma e nel merito, ai principi del nostro diritto, nel luglio del 2007, ha trovato tutto regolare e sottolineato che il compito della Magistratura è quello di applicare le leggi e non di giudicarle. Questa sentenza ha completamente capovolto la situazione dal punto di vista giudiziario e rende difficile la prosecuzione dei ricorsi. La Corte di Cassazione negli ultimi mesi del 2007 ha ripreso ad esaminare la situazione dei lavoratori, ed ha depositato proprio in questi giorni la prima sentenza.

La predetta pronuncia della Corte Costituzionale ha pesato come un macigno sulla decisione dei giudici della Cassazione che si sono inchinati al volere del legislatore e dei politici. Dalla lettura delle motivazioni traspaiono i dubbi sulla ragionevolezza della retroattività della norma e sulla rottura del principio dell’uniformità di trattamento del personale trasferito.

Una cosa sola appare chiara e viene ribadita in più punti: la responsabilità delle Organizzazioni sindacali “rappresentative” che con la firma dell’accordo del luglio 2000 hanno determinato questa assurda situazione di discriminazione.

Infatti viene ribadito che:

1) il Decreto Interministeriale 5/04/2001 è conforme ai contenuti dell’accordo ARAN/OO.SS.;

2) l’interpretazione poi adottata dal legislatore corrisponde alla concorde opinione delle parti collettive;

3) l’indubbia interpretazione restrittiva volta al risparmio di spesa è condivisa dal già rimarcato atteggiamento delle parti collettive. La recente pronuncia diverge esplicitamente anche con le valutazioni precedentemente espresse (in 5 sentenze della Cassazione) sia riguardo alla chiarezza della legge di transito che alla riconduzione della fattispecie alla disciplina generale, in tema di passaggi di personale nella Pubblica Amministrazione.

Le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione sull’emendamento berlusconiano, mai abrogato dal nuovo Governo (e addirittura difeso durante il giudizio alla Corte Costituzionale) del cosiddetto centro-sinistra, appaiono più politiche che giuridiche, vere sentenze ragionieristiche volte ad ottenere esclusivamente un risparmio di spesa sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

E’ indispensabile una determinata presa di coscienza da parte di chi ha subìto questa assurda ingiustizia: soltanto l’impegno in prima persona e la partecipazione attiva e collettiva possono portare ad un esito positivo della vicenda. Quello della risoluzione contrattuale nel prossimo biennio economico è solo un miraggio per tenere sotto controllo una situazione ormai esplosiva: intanto per decine di migliaia di lavoratori/trici si realizzerà la prescrizione dei diritti, e tante/i altre/i andranno in pensione o… passeranno a miglior vita.

Come COBAS, per primi, abbiamo avviato i ricorsi, abbiamo lottato e scioperato e continueremo a mobilitare i lavoratori portando, se sarà possibile, questa vergognosa vicenda davanti alla Corte di Giustizia Europea.