martedì 7 ottobre 2008
Dilaga la protesta anti-Gelmini, verso lo sciopero della scuola del 17 ottobre. Appello al popolo della scuola pubblica
Dopo la grande giornata di mobilitazione del 4 Ottobre a Torino, continuano a svolgersi dappertutto migliaia di assemblee partecipatissime, sit-in, presìdi e occupazioni di scuole, a cui partecipano non solo docenti ed Ata ma anche studenti, genitori e cittadini interessati/e a difendere e migliorare la scuola pubblica.
In particolare in tutte le assemblee e mobilitazioni di docenti ed Ata la parola d'ordine unanimemente condivisa è quella di arrivare il 17 ottobre allo sciopero generale di tutto "il popolo della scuola pubblica", anche perchè si prevede che il Dl 137 (Gelmini) sarà approvato entro il 22 Ottobre.
Non c’è più tempo da perdere
Fortissima è la pressione degli iscritti/e ai sindacati "maggiormente rappresentativi" verso i propri vertici, che per il momento però restano sordi e muti, affinchè anche essi convochino lo sciopero nella stessa giornata del 17, già promossa dai Cobas.
Noi facciamo appello a tutti i docenti ed Ata, e in generale all'intero popolo della scuola pubblica che sa quale è veramente la posta in gioco - e cioè la distruzione e ridicolizzazione di una scuola che, a puro fine di risparmio aziendale, si vuole ridurre ad un "parcheggio" produttore di ignoranza e superficialità - a promuovere con noi lo sciopero generale di tutta la scuola per il 17 ottobre; e a partecipare tutti/e alla grande manifestazione che si terrà a Roma, in un possente blocco unitario della scuola che dimostri la forza e la presenza numerica dei difensori di una istituzione che deve essere la principale fonte di educazione e formazione adeguata di cittadini/e in grado di "leggere il mondo da soli" e non succubi impotenti e ignoranti dei grandi poteri economici, aziendali e politici.
Prepariamo unitariamente lo sciopero e la manifestazione del 17, no alla distruzione della scuola pubblica, Gelmini vattene.
Da Torino stiamo organizzando il viaggio in Pullman
La partenza è prevista per Giovedì 16 Ottobre alle ore 24,00, l'arrivo a Roma è previsto per le ore 8,30 di Venerdì.
Per il rientro: partenza da Roma alle ore 16,00 con arrivo a Torino previsto per le 24,00 circa.
Per questioni organizzative, accettiamo le prenotazioni entro lunedì 13 Ottobre. Per prenotare e avere altre informazioni: e-mail: cobas.scuola.torino@katamail.com o telefonare ai seguenti numeri: 011334345 (lasciare anche un messaggio), 3477150917 (lasciare anche un messaggio).
martedì 9 settembre 2008
Il 17 ottobre per la scuola sarà sciopero generale
Comunicato-stampa
Sciopero generale della scuola il 17 ottobre contro il maestro unico e l’intera politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini
L’anno scolastico si apre sotto il peso dell’aggressione massiccia alla scuola pubblica da parte del governo Berlusconi, che, raccolto il peggio delle politiche di Berlinguer, Moratti e Fioroni, cerca di assestare il colpo definitivo alla scuola pubblica, impoverendola e ridicolizzandola all’inverosimile. Il governo vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di ATA, a cui si aggiungono i 47 mila posti già soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno: il che si tradurrebbe, oltre che nella massiccia espulsione di precari, nell’aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell’attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all’handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni. Nella foga distruttiva, Berlusconi-Tremonti-Gelmini vogliono addirittura imporre alle elementari il ritorno all’ oramai inverosimile maestro unico tuttologo degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo, tramite la pluralità docente che ha approfondito la conoscenza disciplinare e lo spirito di collaborazione. Ma il governo se ne frega della didattica e pensa solo di ottenere nuovi risparmi ai danni di una scuola già prossima al collasso. I primi a farne le spese, oltre agli studenti, saranno i docenti e ATA precari espulsi dalla scuola dopo magari venti anni di contratti a tempo determinato. Infine, la ministra Gelmini pensa di dare una parvenza di grottesca serietà al tutto tramite il ripristino del voto di condotta, che da solo comporterebbe bocciatura se insufficiente, come se con tale minaccia si potesse recuperare gli studenti “riottosi” all’amore per una scuola pubblica così martoriata.
A cotanto attacco deve corrispondere una risposta, da parte di docenti, Ata, studenti, genitori e cittadini interessati alla scuola pubblica, altrettanto poderosa. Già i precari, i più massacrati in tale processo, hanno dato segnali di lotta; ma invitiamo tutti/e coloro che vogliono difendere la scuola pubblica a lavorare con noi per lo sciopero generale, convocato per il 17 ottobre dai Cobas e dalle altre principali forze del sindacalismo antagonista, CUB e SdL, e per una grande manifestazione nazionale.
Sia quest’anno scolastico, che si apre sotto auspici così negativi, un anno di grandi lotte in difesa e per il miglioramento della scuola pubblica!
Un gravissimo ritorno al passato: No al Maestro unico nella scuola elementare!
La volontà del ministro Gelmini di reintrodurre il maestro unico nella scuola elementare è gravissima. Ormai sono vent’anni che questa figura è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola l’esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. La pluralità docente ha permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza disciplinare e ha rafforzato lo spirito di collaborazione, rendendo la scuola elementare una comunità di conoscenze.
Il governo invece vuole solamente un ritorno al passato che gli permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica. Che senso ha infatti stravolgere la scuola elementare, che tra l’altro viene valutata positivamente anche nei test internazionali, se non con l’obiettivo di mettere in crisi un settore della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private?
Cosa significa in termini di didattica
la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana
Non sarebbe più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà aggiornarsi su tutto.
Non sarebbe più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai bambini con difficoltà, alle scelte didattiche, agli stili di apprendimento. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini e delle bambine.
Non sarebbero più possibili le uscite didattiche nel territorio, musei, aule didattiche decentrate, manifestazioni sportive… Per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle compresenze.
Non sarebbe più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza possibilità di confrontarsi a più voci.
Non sarebbe più possibile una didattica di recupero e di arricchimento dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.
Cosa significa in termini di posti di lavoro
Un calcolo preciso è difficile farlo, sia perchè i dati che si hanno non sono nuovissimi, sia perchè sono parziali. Calcolando che le classi elementari statali in Italia nell'anno scolastico 2006/2007 erano 138.524 e che circa 1/5 erano a Tempo Pieno, lasciando un insegnante per classe, nelle classi a Tempo Pieno il taglio sarebbe di 27.704 insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410
In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e maestri.
… e il Tempo Pieno?
È evidente che la restaurazione del maestro unico annulla di fatto il Tempo Piano. D’altronde l’esperienza del Tempo Pieno è stata il canale di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è affermata per tutta la scuola italiana.
domenica 15 giugno 2008
Comunicato Stampa: LA MINISTRA DIFENDE l'OM. 92. IL CONSIGLIO DI STATO NON SOSPENDE IL PROVVEDIMENTO E RINVIA AL MERITO
Considerata la difesa dell'ordinanza ministeriale da parte dell'attuale amministrazione, risulta evidente che la ministra ritiene di poter gestire “efficacemente” la riforma : staremo a vedere.
Per il momento, con il suo primo concreto atto di difesa dell'esistente, l'amministrazione sembra perseguire la linea della continuità con i precedenti governi. Rimangono invece in campo tutti gli elementi negativi e problematici sin qui evidenziati dai Cobas:
la mancanza di fondi che ha comportato, in itinere, forme di recupero per gruppi accorpati di studenti disomogenei per provenienza e, nella stragrande maggioranza dei casi, per un numero di ore al di sotto delle previste 15 ore dell'ordinanza ministeriale. Ciò comporterà una serie infinita di ricorsi dei genitori ai danni degli insegnanti;
la tendenza a bocciare alunni con più di 2 debiti gravi, con incremento notevole dell'abbandono scolastico;
la tendenza ad eliminare debiti nelle materie dove ci siano risultati scadenti ma non gravemente insufficienti, con notevole degrado del sistema valutativo;
il ritardo nella formazione delle classi, che normalmente viene fatta a luglio e che sarà possibile solo al termine delle verifiche e dello scrutinio finale, con buona pace di un ordinato avvio dell'anno scolastico;
l'erosione delle ferie, visto che solo spostando esami e scrutini a settembre sarebbe possibile usufruire delle ferie come si è sempre fatto, ma ciò sembra essere precluso dall'ordinanza ministeriale che impone il recupero entro il 31 agosto ( salvo casi eccezionali).
Se questo è il segno nel quale si vuole continuare lungo la strada del degrado della scuola pubblica ( evidente ormai a tutti dopo i dieci anni dello sfascio determinato dall'ingresso dell'autonomia scolastica), i COBAS hanno già pronto un caldissimo autunno.
Roma, 4 giugno 2008
Esecutivo Nazionale Cobas
martedì 29 aprile 2008
Presentazione del libro "IN MOVIMENTO"
Mercoledì 7 Maggio 2008 - ore 21
Sala dell’antico Macello
Via Matteo Pescatore 7 – Torino
Insieme a Piero, discuteranno del libro, ma anche della situazione politica determinata dai risultati elettorali
Gianni Alasia –Partigiano, ex deputato PCI
Loris Campetti – Il Manifesto
Giorgio Cremaschi – Segretario nazionale FIOM
Paolo Ferrero - Segreteria nazionale PRC
Coordinerà il dibattito Gabriella Filippi - Conf. Cobas Torino
mercoledì 23 aprile 2008
Parità di trattamento economico per i precari!!
PER
ASSEMBLEE COBAS IN TUTTA ITALIA
I Cobas – Comitati di Base della scuola - hanno sempre perseguito una forte battaglia contro la precarietà, fenomeno che ha ormai raggiunto nel comparto percentuali abnormi (il 20% dei docenti e il 50% del personale amministrativo, tecnico e ausiliario).
Nel ribadire la necessità delle immissioni in ruolo su tutti posti vacanti e disponibili, sia di organico di diritto che di fatto (visto che l’Amministrazione lascia artificiosamente posti disponibili in organico di fatto,senza stabilizzarli), i Cobas hanno promosso una campagna per la parità di trattamento economico e normativo tra personale a tempo determinato e indeterminato.
In particolare sugli scatti stipendiali, di cui i precari non usufruiscono anche dopo decenni di servizio e che, assieme allo stipendio estivo che i supplenti fino al termine dell’attività didattica non percepiscono,fanno sì che, mediamente, in un anno, un lavoratore a termine venga retribuito circa 8.000 € lordi in meno di un lavoratore in ruolo.
Questa disparità di trattamento – un vero e proprio sfruttamento – per svolgere una stessa identica prestazione lavorativa è la vera causa della precarietà: e cioè l’estrema convenienza per l’Amministrazione ad usare la precarietà, in spregio non solo ai diritti dei lavoratori, ma anche alla qualità del servizio scolastico.
I Cobas, nella loro piattaforma, rivendicano per i lavoratori a tempo determinato la stessa progressione di carriera dei lavoratori a tempo indeterminato, perlomeno dopo quattro anni di nomina per supplenza annuale o fino al termine dell’attività didattica, uniformandosi così al trattamento degli incaricati annuali per l’insegnamento della Religione Cattolica (materia facoltativa), che, appunto dopo quattro anni di nomina, possono godere della parità di trattamento con i docenti di ruolo delle altre discipline obbligatorie.
In una recente sentenza
I Cobas rivendicano anche, al momento della ricostruzione della carriera dopo l’immissione in ruolo, il riconoscimento di tutto il servizio pre – ruolo e non solo dei primi quattro anni e dei due terzi del rimanente come succede ora.
La campagna per la parità di trattamento potrà avere anche un aspetto giudiziario,
attraverso ricorsi pilota per il riconoscimento, anche per il personale a tempo determinato, della progressione di carriera prevista per il personale a tempo indeterminato e per il riconoscimento di tutto il servizio pre-ruolo per il personale immesso in ruolo.
Tutto il personale della scuola, docente ed ATA, con contratto a
tempo determinato e di ruolo, è invitato a contattare le singole sedi COBAS per aderire alla campagna per il riconoscimento della parità di trattamento economico e normativo .
COBAS - Comitati di Base della Scuola
Sede nazionale: Viale Manzoni , 55 00185 - Roma
Tel. 06- 70.452.452 - Fax 06-77.20.60.60
Web : www.cobas-scuola.org - E-mail : mail@cobas-scuola.org
domenica 20 aprile 2008
BASTA CON LA SCUOLA–QUIZ ! RITIRO IMMEDIATO DELLA PROVA NAZIONALE INVALSI
Nelle scuole medie come una mazzata è arrivata a marzo la circolare n.32 del 14 marzo: ora ragazzini e ragazzine all’esame di III media dovranno, oltre i compiti di italiano, matematica, inglese, eventuale 2° lingua comunitaria, risolvere anche i quiz dell’INVALSI ! Cresce l’ansia in tredicenni-quattordicenni alle prese con la novità di una prova nazionale con test a risposte chiuse ed aperte di italiano e matematica, da fare in 2 ore il 17 giugno.
Con l’ambiguità tipica dello stile burocratese, la circolare recita: "inderogabilità di tutte le prove", ma anche: “la prova…troverà attuazione secondo criteri di gradualità e flessibilità.” “I criteri di incidenza e di peso della prova nazionale sulla valutazione complessiva…sono rimessi alla autonoma determinazione della Commissione esaminatrice” e ancora " tenendo conto del breve tempo intercorso tra l’emanazione della legge e la prima attuazione, la prova mantiene un carattere esplorativo".
Fioroni, andandosene, fa questo ultimo regalo alla scuola italiana: per lui scuola del governo, non certo scuola della repubblica secondo il dettato costituzionale.
Viene vanificato il principio costituzionale della libertà d'insegnamento. Infatti ogni docente riceverà il 17 giugno il questionario predisposto, in busta chiusa con tanto di griglia di correzione. Il ministro Fioroni vuole insegnanti eterodiretti, vuole una scuola governativa,
Ma l'esame di terza media non è un esame intermedio con l'obbligo a 16 anni? Invece assurge a più della maturità, considerato che all'esame di stato al termine del liceo il test viene fatto dalla commissione esaminatrice; ma forse l’ineffabile Fioroni pensa che i docenti della scuola media non siano all’altezza dei loro colleghi, meglio appaltare onere ed onore all’INVALSI, altrimenti perché lo paga?
E la tanto decantata autonomia scolastica? Ogni dirigente scolastico sarà addestrato con una conferenza di servizio, usato come vigilante nel ruolo di chi tiene chiusa a chiave la preziosa busta con i quiz della prova nazionale.
L’imposizione della prova nazionale svalorizza il fare scuola, tanto più arrivando a marzo quando né la programmazione, né il lavoro fatto ne hanno potuto tener conto.
Strumento estraneo, avulso dalla cultura delle prassi didattiche più diffuse, che in particolare per la scuola del primo ciclo si fondano sulla relazione, è ormai ampiamente dimostrato quanto danno fa uno strumento che rischia di banalizzare il sapere, riducendolo a una sommatoria di nozioni decontestualizzate, pretendendo di ridurre la pluralità delle metodologie ad un unico modello.
Secondo Salvatore Settis, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa:” Test del genere non servono a nulla. Il talento si intuisce solo attraverso lo specifico e non per mezzo di quesiti attitudinali generali.” Anche per Piergiorgio Odifreddi, ordinario di Logica Matematica all’Università di Torino, ”i test non misurano l’intelligenza ma il nozionismo”
Non solo l’INVALSI è screditato, ma c'è un contenzioso aperto. Agli insegnanti che si sono rifiutati di somministrare le prove o che hanno impugnato l’ordine di servizio ancora non sono arrivate tutte le risposte. Quelle arrivate hanno dato ragione ai docenti e le sanzioni sono state annullate.
Hanno provato senza successo a far svolgere le prove INVALSI per introdurre anche in Italia un presunto criterio "oggettivo" per misurare la preparazione degli studenti, con l’obiettivo di stilare una graduatoria tra scuole e tra docenti.
Il Ministro ci riprova e impone ora, a fine anno scolastico e a fine del suo mandato, questa prova nazionale, prevista dalla riforma Moratti, appaltandone all’ Invalsi la strutturazione: in pratica con un clamoroso trucco introduce prove Invalsi mascherate. Con la scusa di “allineare il nostro sistema di istruzione agli standard internazionali”, in realtà punta essenzialmente a differenziare le scuole, in base agli esiti raggiunti dagli alunni, elargendo solo a pochi istituti ingenti risorse che verrebbero sottratte alle scuole di frontiera che operano in situazioni di disagio sociale ed economico dove difficilmente i risultati potranno essere brillanti.
Anche in Italia si introdurrebbe quel meccanismo europeo (e internazionale) finalizzato a far credere ad ogni paese di essere agli ultimi posti delle graduatorie, permettendo poi alle autorità di mazzolare adeguatamente i docenti (e le scuole) riottosi al pedagoghese e alla scuoladeiciarlatani. Si buttano per aria i programmi scolastici, spappolati sulla meschina traccia delle prove-quiz; si squalifica oltre ogni dire la didattica, ridotta alla scuola-quiz dei Peanuts di Charlie Brown. Ogni scuola e ogni gruppo docente vengono umiliati da alcuni numeretti relativi alle rispostine-quiz. Perlomeno nel concorsaccio ci si poteva esimere, non partecipando allo stesso!
Difendiamo la nostra professionalità docente, difendiamo le nostre scelte didattiche e i criteri di valutazione, difendiamo gli esiti raggiunti dagli alunni frutto della realizzazione dei percorsi didattici costruiti sui loro bisogni formativi.
MOBILITIAMO le RSU, MOBILITIAMO i docenti, INFORMIAMO i genitori degli alunni, ORGANIZZIAMO ASSEMBLEE DI ZONA per chiedere il ritiro della prova nazionale Invalsi.
MOZIONE SULLA PROVA NAZIONALE INVALSI
Il Collegio docenti della Scuola media statale ……………………………… ………… esprime la propria contrarietà alla novità della prova nazionale nell’esame di terza media, introdotta dalla Direttiva n. 16 del 25/01/2008 e specificata dalla C.M. 32 del 14/03/2008, per i seguenti motivi:
1. La circolare giunge nei mesi conclusivi dell’anno scolastico introducendo una modalità di valutazione avulsa dalla programmazione didattica attuata
2. Chiede ai docenti di svolgere un ruolo meramente esecutivo senza possibilità alcuna di intervenire né sul contenuto, né sul merito, né sulla valutazione della prova
3. Impone unilateralmente la scelta discutibile di usare i test oggettivi standardizzati come criterio di valutazione della qualità del sistema scolastico
4. Può produrre effetti dequalificanti nella misura in cui solleciterà, come è prevedibile, un adeguamento dei contenuti e delle metodologie all’obbiettivo del superamento dei test oggettivi
5. Rimane elusiva e poco trasparente sull’utilizzo dei dati raccolti.
sabato 12 aprile 2008
Comunicato Stampa dopo l'abbandono della trattativa all'Itis Q. Sella di Biella
A tutti gli organi di Stampa
Al dirigente scolastico Provinciale
COMUNICATO STAMPA
LE RSU COBAS ABBANDONANO LA SEDUTA DELLA TRATTATIVA ALL' ITIS “Q. SELLA” DI BIELLA
Lo avevamo denunciato in un precedente volantino: “…. le RSU e le OO.SS “rappresentative” non possono permettersi che ci siano voci fuori dal coro contro l'ennesimo vergognoso contratto integrativo d'Istituto ….”
In questi ultimi giorni abbiamo apprezzato l'impegno a risolvere questa situazione del Dirigente Scolastico Provinciale (a cui va il nostro sincero ringraziamento).
La nostra disponibilità a essere propositivi si è, però, scontrata oggi con la rigida imposizione dei privilegi della “casta” di Cgil Cisl e Uil. Questi signori (???), penalizzati dall'urna, si oppongono sia alla convocazione di un'assemblea in orario di servizio (ma anche a quella fuori orario di servizio - primo caso in Italia), sia a consentire, la consulenza esterna alle 2 RSU Cobas nonostante loro siano in 7 nella delegazione trattante!
Il segretario provinciale della CGIL, infatti, si è dimesso da RSU per fare posto al primo dei non eletti tanto Lui partecipa alla trattativa come responsabile provinciale: così battuti e umiliati alle elezioni RSU si ritrovano, grazie ad un regolamento da paese dittatoriale, sempre in maggioranza: se è questa la vostra democrazia, bene, tenetevela.
Noi non ci arrendiamo, anzi, da domani denunceremo con più forza questo ignobile trattamento e il contratto integrativo farsa che firmerete (senza avere ascoltato i lavoratori dell'Istituto).
Faremo di tutto affinché si rompano le pressioni interne che negano diritti basilari che attengono alla gestione dell'Istituto: la dignità del lavoro è un bene supremo.
Cobas Scuola Piemonte
giovedì 10 aprile 2008
I COBAS ABBANDONANO LA SEDUTA DELLA TRATTATIVA ALL’ ITIS “Q. SELLA” DI BIELLA
La nostra disponibilità a essere propositivi si è scontrata con la rigida imposizione dei privilegi della “casta” di Cgil Cisl e Uil. Penalizzati nell’urna, si oppongono sia alla convocazione di un’assemblea in orario di servizio, sia a consentire, la consulenza esterna alle 2 RSU Cobas nonostante loro siano in 7 nella delegazione trattante!
Tanto ardore andrebbe investito per battaglie migliori?!
Ma la questione di fondo è:
- l’organizzazione delle prestazioni lavorative (orario, intensificazione, attività aggiuntive, straordinario, rientro in agosto, 35 ore;
- la trasparenza nella distribuzione delle ingenti risorse dell’Istituto e la sua condivisione
- la flessibilità didattica e organizzativa
nelle loro ricadute sindacali sono materia su cui è legittimo e necessario far discutere liberamente il personale della nostra scuola?
Noi facciamo la nostra parte nel denunciare la mancanza di democrazia e continueremo ma la delega nell’urna che ci avete consegnato è solo metà della vostra parte. Serve che il silenzio, rassegnato o timoroso, si rompa!
Si rompano le pressioni interne che negano diritti basilari che attengono alla gestione dell’Istituto: la dignità del lavoro è un bene supremo.
Ma si rompano anche le imposizioni esterne della “casta” che negano la critica sui miseri aumenti contrattuali e la perdita degli arretrati, che impongono il referendum farsa sul taglio delle pensioni e si apprestano a confezionarci la pensione integrativa.